“La mafia può essere abbattuta ma abbiamo bisogno di tutti gli italiani”

“La mafia può essere abbattuta ma abbiamo bisogno di tutti gli italiani”

26 Maggio 2017 Off Di Alessandro Fedele

“La mafia può essere abbattuta
ma abbiamo bisogno di tutti gli italiani”

  •  26/05/2017 17.53.15
  •  CULTURA

“La mafia può essere abbattuta” – queste le parole del Generale Domenico Cagnazzo che ha poi continuato dicendo – “per farlo abbiamo bisogno di tutti gli Italiani”. Ricorda al pubblico l’arresto di Riina che lui stesso condusse. Tenendo poi a sottolineare – la mafia non è ancora morta e quindi dobbiamo tenere la guardia alta – ha poi ricordato l’appuntato Tiziano Della Ratta, che perse la vita a Maddaloni, per mano della criminalità organizzata.

Tutto ciò è avvenuto durante la presentazione del libro “MAFIA, Genesi di un male” di Claudio Mazzarese Fardella Mungivera, che ha composto questo saggio grazie alla sua esperienza come ufficiale di Carabinieri – ha detto – questo saggio tenta di chiarire quello che possiamo definire un uso improprio del termine mafia, che nella storia ha assunto varie valenze. Il libro non fa nient’altro che aiutare chi lo legge, a comprendere la gravità del fenomeno, facendo così da guida ad una vita per la legalità.

La mafia è l’ignoranza delle persone e questo ho potuto capirlo – ha detto – grazie ai valori che il mio colonnello dell’ epoca (D. Cagnazzo), ha saputo trasmettermi quando ero un giovane ufficiale a Palermo e spero che questo scritto possa far comprendere alla gente quanto ci sia bisogno di fare unione per debellare la criminalità organizzata. In risposta, Marco Puglia, ha detto : “L’omertà è ovviamente un ostacolo alle istituzioni e un danno alla società”, e, infatti, Mungivera fotografa, in maniera drammatica, la situazione vissuta con l’associazione criminosa che se non denunciata a causa di quel fattore detto “omertà”, non sarà mai possibile accostare la parola fine a quella mafia.

Per chi vi scrive, il libro è apparso semplice e critico, generando una sorta di invito nascosto a credere nello Stato che è l’unione delle persone sane di gesti. Lo scrittore, poi non si sofferma solo sui fatti dei giorni nostri, bensì, crea una pluralità con il presente e il passato e quindi la relazione storica, dei secoli addietro, con la criminalità organizzata.

Ritornando poi allo stimabile Cagnazzo che dice – “la camorra non è la mafia” – spiegando che per esperienze vissute, è certo che la situazione criminosa che si vive nelle nostre zone non è paragonabile a quella siciliana – a Palermo è possibile toccare con mano la mafia.
(Alessandro Fedele)