La pillola per la Sclerosi Multipla è la Poesia

DiAlessandro Fedele

La pillola per la Sclerosi Multipla è la Poesia


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Anche la sclerosi multipla merita una dedica poetica, perché per quanto possa sembrare che giunga solo ed esclusivamente per fermarci, anche essa, se presa per i fianchi e non per il collo, può invece tirar fuori tutta l’energia creativa che in quanto movimento, ci permette, di rimanere in vita, di risvegliarla, proprio perché ciò che si muove è vita.
La poesia, ad esempio, anche se forse la scienza non ce lo dice, può veramente essere un rimedio per chi soffre di questa grave ed inspiegabile malattia neurodegenerativa demielinizzante, ossia che comporta lesioni al sistema nervoso centrale.
Circa 3milioni di persone sono affette dalla sclerosi multipla e tra queste ce n’é una che voglio menzionare in modo particolare, anche perché ormai è una persona famosa. Vi sto parlando di Salvatore Angius che voglio presentarvi non come il solito poeta e giornalista ma come mio amico di penna, anche se in questo caso la penna è la tastiera del computer.
Salvatore non molla mai, con le sue poesie dà forza a se stesso e agli altri e sostiene, sempre più frequentemente quando parla ai giornali, che la poesia è un rimedio contro la sclerosi multipla. Lui ha dentro di se tanto amore che si manifesta soprattutto di fronte alla superficialità, quella dell’animo, perché è proprio con questo sentimento che le raggiunge mettendole di fronte alle difficoltà reali della vita, le difficoltà che altre persone vivono in silenzio. Lo stupore alla fine è inevitabile quando ci si ferma a pensare che tutti i giorni non facciamo altro che correre senza una meta fissa.
La sclerosi multipla arriva come un ospite indesiderato quando meno te lo aspetti. Si insedia e, a quel punto, puoi solo imparare a trasformare quel negativo in positivo e saperci convivere, relazionarti ad essa!
Salvatore ha trovato questo “fastidioso ed ingombrante” ospite che da un lato può averlo ispirato come poeta, ma dall’altro lo ha comunque toccato in parti del corpo che tutti vorremmo preservare, come la vista e la mobilità. Lui a trentotto anni si trova a convivere con una realtà del tipo “mi cascano le cose da mano per la mancanza di sensibilità al tatto”.
Se Salvatore e altri pazienti in attesa di una cura si armano di poesia contro la loro malattia è perché hanno compreso, meglio di noi sicuramente, quale valore intenso ci dà la vita, quale regalo ci ha fatto la natura e noi, inconsapevolmente, sorvoliamo questi punti importantissimi per badare ad altro che ci confonde e ci distoglie dalla vera essenza della vita.
Armarsi di poesia, dunque, è un modo per vivere fino in fondo i nostri giorni partecipando “personalmente” alla nostra vita interiore.

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Alessandro Fedele administrator

Alessandro Fedele è l'autore di questo blog. È appassionato di attualità ed è redattore presso BelvedereNews