Pompei e dintorni: lezione di archeologia vesuviana

Pompei e dintorni: lezione di archeologia vesuviana

15 Dicembre 2018 0 Di Luigi Casale

Lungo l’arco di costa tirrenica che va da Capo Miseno alla Punta della Campanella (Golfo di Napoli) sono dislocati alcuni siti archeologici la cui storia è legata alle caratteristiche geologiche del territorio. Fra essi Ercolano, OplontiStabia, Boscorealee Pompei, sono quelli che per la loro posizione geografica hanno maggiormente risentito delle conseguenze dell’evento disastroso dell’eruzione vesuviana del 24 agosto 79 d. C.

Pozzuoli, Baia e Cuma, di pari interesse, si trovano presso la Baia Domizia, ad Ovest di Napoli.

Mentre a sud-est del Golfo, la penisola sorrentina e la costiera amalfitana costituiscono lo scrigno delle bellezze naturali e paesaggistiche, costellate come sono da amene cittadine come Vico Equense, Sorrento, Massa Lubrense, S.Agatasui due Golfi, sul versante del Golfo di Napoli; MetaPraiano, Positano, Amalfi, MaioriMinori, Vietri sul Mare, dalla parte del Golfo di Salerno. Sulla montagna, al di sopra di Amalfi, Ravello Agerola, con una strada che ridiscende nel Golfo di Napoli, verso Vico e Castellammare di Stabia.

Procida, Ischia, e Capri, non lontane, fanno da sentinelle in mezzo al mare: le prime due di fronte a Capo Miseno; Capri dalla parte di Punta della Campanella, quasi contigua a Massa Lubrense. Al centro dell’arco di costa domina il Vesuvio.

Alle falde del Vesuvio

Non distante dalle falede del Vesuvio si trovavano i centri urbani e le ville suburbane, i cui odierni siti archeologici ci danno segni manifesti della loro posizione e della loro storia, insieme ai materiali di studio (cultura materiale) per la più generale conoscenza dell’Antichità.

Ma nella stessa regione, come s’è detto, ci sono anche altre bellissime ed interessanti località, di pari valore archeologico legato alla conoscenza della storia e della geografia della Campania antica; nonché di altrettanta attrattiva turistica e paesaggistica, di fama mondiale.

In questo paradiso naturale, già apprezzato e frequentato, all’epoca, dai Romani – e certamente anche prima che l’egemonia romana si estendesse sulla penisola – nell’estate del 79 d.C. successe il «finimondo».

È quanto racconta Plinio il Giovane (61 d.C.–112 d.C.: testimone oculare dei fatti) nella seconda delle due lettere inviate a Tacito (lo storico dell’Impero romano). Dice, infatti, lo scrittore romano che “fra quelli che fuggivano da Miseno per mettersi in salvo, ce n’erano molti che si disperavano dicendo che quella era l’ultima notte del mondo”. E Miseno è a più di 20 Km da Ercolano, e a circa 30 Km da Pompei!

Nell’anno 79 d.C.(data della catastrofe pompeiana, secondo una probabile ricostruzione storica), sotto l’imperatore Tito Flavio Vespasiano, figlio di Vespasiano, a Capo Miseno, più esattamente nell’insenatura di Baia, si trovava di stanza la flotta romana al comando del navarca (ammiraglio) Plinio ilVecchio, uomo politico e letterato, oltre che valente naturalista. Con lui c’era la sua famiglia, costituita dalla sorella e dal diciottenne figlio di lei.

Il ragazzo, anch’egli Plinio (il Giovane), in quanto adottato dallo zio, dovette conservare il nome gentilizio della famiglia, a scapito di quello del padre naturale. Successivamente, divenuto a sua volta un importante uomo pubblico, nel 107 (si era frattanto al tempo dell’imperatore Traiano) inviò due lettere a Tacito in cui gli descrive l’eruzione del Vesuvio; e, tra le altre cose, racconta anche come in quella occasione era morto suo zio; nella speranza che Tacito, il quale in quegli anni andava pubblicando le sue Storie, se ne servisse come documentazione.

La situazione dei moderni scavi archeologici in sintesi

Ercolano: è stato portato alla luce solo un sesto dell’intera città antica: la parte rimanente è coperta dal moderno insediamento urbano.

Oplonti (Torre Annunziata): si può visitare la famosissima villa di Poppea insieme ad una casa, non distante, di epoca sannitica; altri ritrovamenti sono ancora custoditi dai proprietari dei terreni in cui sono affiorati i reperti.

Stabia (Castellammare di Stabia): si possono vedere alcune ville (dai critici dette Villed’ozio), molto interessanti per la comprensione delle teorie storico-estetiche sulla pittura parietale pompeiana.

Boscoreale: qui sono allo studio alcune residenze, è stato allestito un museo con annesso centro di ricerca e documentazione. È interessante sapere che da una villa di Boscoreale provengono i cosiddetti “ArgentidiPompei” (vasellame d’argento) esposti al museo del Louvre.

Napoli: oltre ad alcuni resti della città antica, sono raccolte, nel MuseoArcheologicoNazionale, la maggior parte delle opere d’arte asportabili, trovate durante le operazioni di scavo nel bacino archeologico.

Pompei: l’antica città è stata quasi completamente dissepolta, tranne alcune Regiones.

Pozzuoli: è possibile visitare l’anfiteatro e vedere, in una piazza della città non lontana dal porto, un edificio che serviva da mercato (macellum), chiamato comunemente “serapeo” (erroneamente considerato tempio di Serapide).

Baia: ci sono dei ruderi sotto il livello del mare.

Cuma: si può visitare il cosiddetto “Antro della Sibilla”, e ruderi della città antica.

Importanti reperti sono stati trovati a Lacco Ameno(Isola d’Ischia), ora visibili nel locale museo. Resti archeologici romani sono presenti perfino a Capri (Villa di Tiberio).