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DiAlessandro Fedele

La pillola per la Sclerosi Multipla è la Poesia

Anche la sclerosi multipla merita una dedica poetica, perché per quanto possa sembrare che giunga solo ed esclusivamente per fermarci, anche essa, se presa per i fianchi e non per il collo, può invece tirar fuori tutta l’energia creativa che in quanto movimento, ci permette, di rimanere in vita, di risvegliarla, proprio perché ciò che si muove è vita.
La poesia, ad esempio, anche se forse la scienza non ce lo dice, può veramente essere un rimedio per chi soffre di questa grave ed inspiegabile malattia neurodegenerativa demielinizzante, ossia che comporta lesioni al sistema nervoso centrale.
Circa 3milioni di persone sono affette dalla sclerosi multipla e tra queste ce n’é una che voglio menzionare in modo particolare, anche perché ormai è una persona famosa. Vi sto parlando di Salvatore Angius che voglio presentarvi non come il solito poeta e giornalista ma come mio amico di penna, anche se in questo caso la penna è la tastiera del computer.
Salvatore non molla mai, con le sue poesie dà forza a se stesso e agli altri e sostiene, sempre più frequentemente quando parla ai giornali, che la poesia è un rimedio contro la sclerosi multipla. Lui ha dentro di se tanto amore che si manifesta soprattutto di fronte alla superficialità, quella dell’animo, perché è proprio con questo sentimento che le raggiunge mettendole di fronte alle difficoltà reali della vita, le difficoltà che altre persone vivono in silenzio. Lo stupore alla fine è inevitabile quando ci si ferma a pensare che tutti i giorni non facciamo altro che correre senza una meta fissa.
La sclerosi multipla arriva come un ospite indesiderato quando meno te lo aspetti. Si insedia e, a quel punto, puoi solo imparare a trasformare quel negativo in positivo e saperci convivere, relazionarti ad essa!
Salvatore ha trovato questo “fastidioso ed ingombrante” ospite che da un lato può averlo ispirato come poeta, ma dall’altro lo ha comunque toccato in parti del corpo che tutti vorremmo preservare, come la vista e la mobilità. Lui a trentotto anni si trova a convivere con una realtà del tipo “mi cascano le cose da mano per la mancanza di sensibilità al tatto”.
Se Salvatore e altri pazienti in attesa di una cura si armano di poesia contro la loro malattia è perché hanno compreso, meglio di noi sicuramente, quale valore intenso ci dà la vita, quale regalo ci ha fatto la natura e noi, inconsapevolmente, sorvoliamo questi punti importantissimi per badare ad altro che ci confonde e ci distoglie dalla vera essenza della vita.
Armarsi di poesia, dunque, è un modo per vivere fino in fondo i nostri giorni partecipando “personalmente” alla nostra vita interiore.

DiAlessandro Fedele

OMOSESSUALITÀ NON MALARIA! Eterosessuale solo al fine di riprodursi

Dovremmo domandarci: che ci frega della sessualità altrui? e invece, puntualmente, stiamo lì ad interessarci di problemi che non sono i nostri e che soprattutto non dovrebbero per niente essere motivo di discussioni parlamentari o decisioni burocratiche.

Che cos’è l’omofobia?

La parola ‘omofobia’ è spesso ricorrente in citazioni, lotte politiche, proteste e quant’altro. Il significato di una parola come questa è al quanto scottante, perché indica paura per l’omosessualità, portando, quasi sempre, ad una avversione contro gli omosessuali e all’odio patologico per l’omosessualità. Scotta perché è un gesto basato su pregiudizi irrazionali.

Sono praticamente all’ordine del giorno le ostilità e le discriminazioni nei confronti degli omosessuali, e a noi sono ormai ben noti questi accaduti. Come sempre basta un piccolo pizzico di esasperazione delle cose per arrivare addirittura a compiere atti ostili verbali e fisici, nei confronti dei cosiddetti ‘diversi’. A proposito di notizie riguardanti atti ostili che accadono all’ordine del giorno, un giornale di rinomata fama nazionale,FanPage.it, si è interessato, in modo particolare, al fenomeno, svolgendo esperimenti socili ed interviste, risultate poi molto producenti per approfondire così tanto odio che qualcuno può nutrire.

Come i servizi di stampa anche importanti scienziati hanno portato la loro attenzione sul fenomeno e infatti possiamo fare l”esempio di Weinberg che nel 1972 ha etichettato questi atteggiamenti e comportamenti nei confronti degliomosessuali definendola appunto “omofobia”, ovvero la paura di essere in stretto contatto con omosessuali, che siano uomini e donne. Questo irrazionale odio, però, può provenire solo e unicamente da individui eterosessuali nei confronti di omosessuali.

Altri ricercatori, convinti che il significato di “omofobia” fosse variato nel tempo a causa dei signifati che può assumere nelle diverse lingue, hanno introdotto una nuova classificazione: “l’omonegativismo” che rigurada il giudizio sull’omosessualità e la sua moralità. L’omofobia, d’altra parte, quando è compiuta, non presenta una componente cognitiva consapevole di questa discriminazione. Essa però non deve diventare una giustificazione per certi comportmanti che, per quanto legati a emozioni di paura, ansia, rabbia, disagio e avversione, possono sempre essere controllati dalla ragione e dal buon senso.

Bisognerebbe perciò capire cosa si cela dietro il profondo rancore, indagando sulla risposta sessuale che possono avere uomini eterossessuali interagendo con stimoli omosessuali.

Nel 1996 fu effettuato un brillante esperimento che coinvolse partecipanti prevalentemente uomini, suddivisi in due gruppi: gli omofobi e i non-omofobi. Ad ogni gruppo fu sottoposto un questionario utile per indagare sull’atteggiamento avverso.
I partecipanti furono poi sottoposti a stimoli visivi che esplicitavano l’eterosessualità e l’omosessualità. Durante questa fase dell’esperimento venivano misurate le attivià ormonali dell’ipofisi, consegienza di eccitazione sessuale in risposta agli stimoli. Solo negli uomini “omofobi” si riscontrò maggior interesse per le sollecitazioni omossessuali.

Con questi risultati si giunse ad una cosiderazione, che l’omossessualità sarebbe il prodotto di un’omossessualità repressa o lenta, che l’individuo può negare a se stesso o di cui non è consapevole in certi casi.
Per quanto Freud affermasse che l’omofobo è un omosessuale represso, possiamo affermare di essere ancora molto lontani da una conclusione scientifica sull’argomento.
Dunque, rimane ancora da chiedersi quale sia la ragione della discriminazione.
È elementare ipotizzare che alla base di questa discriminazione vi sia fondamentalmente un’ignoranza dei meccanismi alla base del processo di differenziazione sessuale, ma ovviamente adottare questa come spiegazione ci indice ad intendere che l’individuo sia a digiuno di una conoscenza di questi fondamenti e che abbia in sé la credenza irrazionale che l’omosessualità possa essere trasmessa come la malaria.
La domanda che ci dovremmo porre è se l’omossesualità e l’eterossessualità facciano parte già della nostra natura o se siano semplicemente frutto di esigenze sessuali che vanno al di là delle funzioni biologche degli organismi in grado di riprodursi.
Dal punto di vista della letteratura e della poesia, l’amore omosessuale non è altro che il “vero amore”. Ebbene si. Fin da piccoli infatti siamo abituati a recepire che l’amore passionale e quindi sentimentale può avvenire esclusivamente tra organismi di differente sesso. Saffo, invece, riteneva che il vero amore fosse solo quello omosessuale e che l’amore tra sessi opposti avveniva al solo fine riproduttivo. Chiaramente i gusti non sono discutibili e perciò, in un secolo che dovrebbe essere lontano da pregiudizi e disuguaglianze, dovremmo impegnarci a ridurre a zero polemiche sterili riguardanti le relazioni legalizzate o non di coppie omosessuali. Le scelte di vita, d’altronde, non devono essere in alcun modo discusse ne tanto meno giudicate, ciò quindi dovrebbe essere maggiormente sentito in Stati democratici, anche se il progetto prevede un’accettazione del fenomeno a livello globale.

DiAlessandro Fedele

Monarchia o Repubblica? Buon Compleanno Repubblica Italiana!

#+72

Il referendum del 2 giugno 1946 sancì la nascita della Repubblica Italiana. Facciamo qualche passo indietro: nel 1945 l’Italia era un paese minacciato dalla carestia che fu fortunatamente risolta grazie all’intervento degli americani che, con le loro navi, trasportarono beni di prima necessità. La Monarchia italiana della famiglia Savoia iniziò ad indebolirsi, finché, nel 1943 il Re Vittorio Emanuele III iniziò a perdere il consenso popolare. Egli era convinto di essere il solo a poter risollevare le sorti dell’Italia, finendo per disprezzare il figlio Umberto II.
Il capo del primo Governo fu l’antifascista Ferruccio Parri, poi succeduto il 10 dicembre 1945 da Alcide De Gasperi. Con quest’ultimo sorse un dilemma: Monarchia o Repubblica? La prima fine della monarchia, si ebbe quando vi fu la cosiddetta “fuga di Brindisi”, durante la quale Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio, abbandonarono Roma.
Con il Referendum del 2 giugno gli italiani scelsero le sorti dell’Italia; si svolsero delle campagne elettorali, la stampa del nord fu maggiormente repubblicana, mentre quella del sud era quasi assolutamente monarchica. Per la Repubblica furono impiegati slogan molto decisi, come: “o la Repubblica o il caos”. L’esito del voto si conobbe il 10 giugno 1946. Lo spoglio delle schede era: la repubblica con 12.717.923, la monarchia 10.719.284.
Erano veri i sospetti sugli imbrogli elettoriali?
In quel periodo, ci si chiese se il referendum fu leale o adulterato. Il Re Umberto II contestò, e invocò la vidimazione dei risultati presso la Corte di Cassazione, per verificare la validità delle schede elettorali. De Gasperi temeva per la permanenza di Umberto II in Italia, poiché poteva provocare una divisione ancora più profonda tra repubblicani e monarchici, considerando, poi, che avrebbero potuto provocare delle guerre civili. Il Governo chiese al Re di abbandonare l’italia e di aspettare l’esito della Corte di Cassazione.
Da quel che pare, Umberto II fu il primo Re di un grande paese ad essere deposto dal trono senza tumulti e subbugli.

Il tutto fu deciso dal popolo, attraverso la depositazione delle schede sulle urne; si aprì dunque una nuova pagina per lo Stato italiano. Un paese apparentemente spaccato si riunì in poco tempo. Liberandosi della Monarchia, l’Italia aprì le porte ad uno Stato democratico e fondato sul lavoro.
nacque così la Repubblica Italiana, l’Assemblea Costituente e il primo Presidente della Repubblica Italiana. Enrico De Nicola, infatti, fu eletto dall’Assemblea Costituente come capo provvisorio dello Stato, nonché primo tra i presidenti della Repubblica Italiana. L’Assemblea Costituente era formata per il 35% da democristiani, per il 21% da socialisti e per il 19% da comunisti. Intanto 75 uomini, divisi successivamente in sottogruppi, avevano il compito di redigere il testo della Costituzione, caratterizzato da 139 articoli.

Buon Compleanno Repubblica Italiana! #+72

DiAlessandro Fedele

Di Vitulazio, muore a 35 anni: la mamma implora l’attenzione dei mass media

Purtroppo accadeva lo scorso 11 giugno 2017, quando alle 8:00 del mattino, da una canna di pistola è partito un colpo accidentale che ha tolto la vita a Davide, un giovane 35enne, originario di Vitulazio.
La vicenda accadeva a Roma, esattamente a Centocelle, in via degli Elci 28 e, a raccontarcela, o meglio, a raccontarla alle autorità, è stato il coinquilino di Davide. Poi tutta la storia è arrivata anche ad una nota redazione giornalistica casertana che poche ore dopo non è riuscita a scrivere il nome e il cognome della vittima, sia perché la notizia poteva essere incerta vista la distanza, sia perché sulla vicenda si cela un pizzico di mistero.
Il racconto dettagliato riportato dal giornale era questo: “dalla prima ricostruzione dei fatti, e come raccontato dal collega stesso intorno alle 8,00 di questa mattina il coinquilino 23enne stava pulendo la sua arma quando sarebbe partito il colpo che ha raggiunto il 35enne ad una spalla. E’ stato stesso il collega a chiamare i soccorsi e le autorità, ma purtroppo all’arrivo dell’ambulanza, l’uomo era già morto”.
Davide era una guardia giurata e il suo coinquilino era anche suo collega. Dunque, chiunque ha un pensiero diverso sull’accaduto; immaginate poi se uno tra i tanti  pensieri proviene da una madre che ha perso un figlio per un motivo che fa rabbia solo a sentirlo.
Ad indagare sulla faccenda c’è la squadra mobile della polizia di stato della Questura di Roma. Per molto tempo il corpo è rimasto sotto sequestro, poi però i dubbi e le perplessità di qualcuno si sono fatti sentire.
Come tutti sanno Federica Sciarelli, conduttrice TV del programma “Chi l’ha visto?”, in onda su rai 3, è abilissima nello svelare misteri che si celano dietro sparizioni e omicidi. Davide aveva una madre assai affettuosa, Lina, che da subito si è attivata per far sapere a tutti quanto era accaduto visto che la storia accaduta al giovane non si è fatta strada tra i mass media con molta facilità, come invece accade con altre storie di omicidi.
In ogni caso – cerchiamo di non divagare – già dalle prime ore di mercoledì mattina su WhatsApp girava una catena di Sant’Antonio molto particolare: “Ciao… stasera su rai 3 a “Chi l’ha visto” sarà presente Lina, la mamma di Davide, il ragazzo di Vitulazio ucciso l’estate scorsa a Roma dal collega. Si parla di incidente, ma la famiglia è convinta del contrario, e stasera la mamma andrà in tv per far accendere i fari sul caso! Ci tengono che tutti lo vedano… se puoi fai anche un pochino di passaparola! Grazie!”.
Questo messaggio, frutto di una voglia disperata di verità, ha acceso i cuori di molti ed infatti, già solo il parlarne su rai 3 con la Sciarelli, è servito a smuovere le acque, a puntare i riflettori su una vicenda che al momento ai nostri occhi continua a non essere chiara e che vuole a tutti i costi una verità, o per lo meno delle prove maggiori visto che, la famiglia dubita di un incidente. Un vuoto incolmabile rimane nella famiglia di Davide, una perdita che costa a tutti, in modo particolare a chi, quella mattina era con lui. Ma il dolore di una madre, segnato da un evento così tragico, non potrà ridare al figlio la vita se non verrà raggiunta la verità dei fatti.

DiAlessandro Fedele

Perchè il 25 aprile le scuole sono chiuse? È la Festa della Liberazione

Il 25 aprile 1945 avvenne la liberazione dell’Italia da parte dei nazifascisti. Un giornale dell’epoca pubblica una foto di Milano liberata.

Ma perché proprio Milano tra tante città italiane?

Quello stesso giorno fu la città di Milano che assistì all’insurrezzione dei partigiani sui fascisti. Ma anche Torino è protagonista della liberazione. Queste erano le due città importanti da “ripulire” siccome focolaio della vita nazifascista.
Finalmente la maggior parte dell’Italia fu liberata e la guerra era molto vicina alla fine.
Qualche giorno dopo, il 28 aprile 1945, Mussolini viene catturato e giustiziato sempre dai partigiani che chiaramente erano diventati assai forti. I tedeschi vedendo ciò e anche per altre vicissitudini, l’8 maggio si arresero.

Ciò che è possibile vedere in questa lunga, ma non lunghissima guerra, è la resistenza partigiana, forte fino in fondo, che è diventata una forza militare in poco tempo e che rappresentava anche i veri valori dell’Italia. Ma perché è festa nazionale? E chi erano i partigiani?

La Resistenza fatta con gli alleati, è stata un lungo combattimento per sconfiggere i fascisti e i nazisti. Per quest’opera “buona” sono intervenute persone di tutte le estrazioni sociali e di diverse vedute politiche che unendosi si sono ribellate alla dittatura di quegli anni. La loro è stata una guerra civile a tutti gli effetti.
I partigiani erano i combattenti della Resistenza anche se non erano un esercito a tutti gli effetti. Questi si armavano al meglio e in gruppo attaccavano il nemico. I partigiani e tutti gli oppositori del nazifascismo, solitamente, facevano parte del Comitato di Liberazione Nazionale.
Alla fine, solo grazie alla lotta unita fra gli alleati, si riuscì a demolire la dittatura e a spianare il terreno per uno stato democratico.
Più tardi, dopo che gli animi erano placati, si riunì un’assemblea, l’Assemblea Costituente che scrisse l’attuale costituzione firmata da un capo provvisorio del nostro Stato appena nato. L’Assemblea, che fu in larga parte composta da membri del CLN, durante la stesura della Carta Costituzionale, tenne a soffermarsi sulle tradizioni politiche da conservare, ma non da esasperare. Oltre queste, furono anche ispirati dai principi di democrazia e di antifascismo sui quali oggi è eretto il migliore stato al mondo, anche se con qualche pecca.
Ogni anno è importante fare memoria piuttosto che festeggiare la Liberazione del 25 aprile. Le varie città italiane organizzano cerimonie militari solenni o eventi di carattere culturale. Con il passare degli anni molti hanno dimenticato cosa commemora questa emblematica data. Sono sempre meno, purtroppo, i partigiani che possono raccontare la loro storia, che in un certo qual modo è la nostra storia.
Oggi canzoni storiche dei partigiani, come “Bella ciao”, vengono cantate senza comprenderne il senso. Quando si dice fare memoria non si dice piangersi addosso. E’ un modo per dire ricordo così da non dimenticare e così da non cadere nello stesso errore. Se ai giorni d’oggi la preoccupazione è proprio quella di un terzo conflitto a livello mondiale, l’unico modo è far capire ai più giovani che le scuole, gli uffici e i bar in quella giornata sono chiusi perché almeno una volta l’anno, stando a casa rilassati, si possa riflettere su quanto accaduto, si possa addirittura rivivere, grazie agli eventi istituzionali e ai film storici, ciò che accadeva in quegli anni.
Non dimentichiamo ciò che i nostri nonni e ormai anche bisnonni hanno fatto per noi prima di tutto.

 

DiAlessandro Fedele

Ciò che gli elettori non sanno. Dopo il 4 marzo i vincitori hanno un rito…

Ma quindi il Presidente della Repubblica che se lo tengono a fare gli italiani?

Prima di tutto Sergio Matterella, l’attuale Presidente della Repubblica Italiana, è il rappresentante di ogni singolo cittadino e come dice la parola stessa lui è una figura del tutto rappresentativa, ma non quando ci sono le elezioni politiche e in altri casi come l’approvazione delle leggi, questa però è tutta un’altra storia.

Come stiamo vedendo, uno ad uno, il Presidente Mattarella si sta consultando con le persone più famose d’Italia.

Bisogna sapere che dopo il colloquio segreto al Quirinale i leader sentono il bisogno fisiologico di rivolgersi alla stampa spettegolando e raccontando i fatti privati, infatti, in questi giorni, ognuno ha detto la sua, anche in modo cattivo, tanto che in alcuni casi sembrava stessero facendo un provino per girare un film ambientato nel medioevo. Ma questa è un’altra storia.

Dunque il celebre Di Maio ha detto che è di tutti ma non se la fa con tutti – cioè o sei di tutti o non sei di nessuno, ma ad ognuno la libertà di dire ciò che pensa nel momento in cui lo dice – ed ha poi aggiunto che il PD e la Lega firmeranno un contratto tedesco – cioè in Italia si fanno le cose alla tedesca – ovvero basato su un modello tedesco.

In risposta il PD ha, per così dire, sclerato. Affermando che sono tutti malpensanti e che loro non firmano contratti tedeschi, adesso continuano a fare opposizione e basta, rimarranno offesi fino a che non cambieranno le linee guida interne e vinceranno, sicuramente, le prossime elezioni.

Berlusconi, invece, ha sempre portato la Bibbia in mano e sul suo capo c’è sempre stata una grande aureola. Infatti ha detto che lui è pronto a sottoscrivere un contratto tedesco perché magari lo ispira il fatto che in Germania c’è la Merkel ma comunque sembrerebbe che il caro nonno Silvio sia nella lista nera di Giggi Di Maio e quindi, a quanto pare, dovrà aspettare acque migliori per far parte della nuova politica italiana.

Siccome Di Maio vuole fare il contratto tedesco per di più plagiato da quello della Francia, Matteo Salvini ha detto che se lo può scordare, che lui non firmerà mai un contratto plagiato e per di più europeo, cioè multinazionale, o meglio multiraziale. Chiaramente per Matteo questa scelta potrebbe comportare l’autoeliminazione dalla lista bianca di Giggi Di Maio e quindi addio poltrona.

Hai capito te che contraddizioni? Secondo me se ne riparlerà l’anno prossimo. Intanto io aspetto e mi godo i pop-corn. Mi faresti compagnia? Al Quirinale hanno allestito gli spalti apposta per assistere al post buffonarie…

Dai, su con il morale: il prima possibile avremo un Governo italiano che piaccia a tutti anche se per questo dobbiamo aspettare ancora un secolo.

In ogni caso questi sono i dati del 4 marzo scorso, quando gli italiani hanno votato così: la coalizione di centrodestra con il 37% dei voti, la coalizione di centrosinistra con il 22,85%, il M5S col 32,68%, il PD 18,72%, la Lega 17,37%, Forza Italia 14,01%, Fratelli d’Italia 4,35%, Liberi e Uguali 3,39%, Più Europa 2,55%, Noi con l’Italia-UDC 1,30%, Potere al Popolo 1,13%, Casapound 0,95%, Popolo della famiglia 0,66%, Insieme 0,60% e infine Civica Popolare con lo 0,54%.

Questo è tutto quello che hanno fatto gli italiani realizzando una situazione politica, come dire, frammentata, fatta a pezzettini. Ma la colpa per fortuna non è di nessuno, ne tanto meno dei cittadini. Quindi chi rappresenterà gli italiani? Dunque una domanda troppo difficile dato che gli italiani non sono tutti della stessa idea.

 

DiAlessandro Fedele

Buona Pasqua di cuore a tutti!

Cari amici,

in questo significativo e bellissimo giorno, voglio augurarvi tanto amore e gioia, affinché questa Pasqua porti una nuova luce nei vostri cuori.

Oggi è il giorno della Resurrezione e dobbiamo cercare di risorgere anche noi e di amarci e rispettarci a vicenda sempre. Pasqua è nuova vita, è gioia dopo le sofferenze, è premio per la tolleranza, è quiete dopo le tempeste.

Auguro a tutti voi che questa Pasqua possa donarvi nuova speranza.

Auguri!

              

               

DiAlessandro Fedele

TROPPE BUFALE. Vediamo chi hanno fatto morire in questi giorni. Attento!

Troppa gente che non ha niente da fare, nessuna occupazione, nessun interesse se non quella di fare falsa testimonianza e bufale tremende. Quando è morto Fabrizio Frizzi perfino Luca Abete era convinto fosse una Fake News e a dire il vero lo ero anche io. Per convincermi di quanto era veramente accaduto ho dovuto aspettare la notizia della RAI ma ti confesso che sono ancora incredulo, ti sembrerà strano ma è così. In ogni caso non ti voglio parlare di Fabrizo perché già lo fanno in molti. A questo punto già so che vuoi uscire da quest’articolo perché ti sei annoiato. Fermati! Ti devo dire che “Il Papa emerito è morto”. Adesso sei sconvolto e vuoi smettere di leggere ma in realtà non sai che Benedetto XVI è vivo e vegeto, ha incontrato il Santo Padre Francesco e svolge tranquillamente a casa sua le giornate.

Ti chiederai il perché di quell’affermazione sopra riportata, giusto? Allora devo dirti due cose: 1) era una grande bufala; 2) non credere mai a nessuno, nemmeno a me. ‘Se non vedo non credo’, dicono mezzo milione di persone che però alla fine finiscono sempre con il leggere articoli da blog come questo…

Se ti stai chiedendo perché mi sto auto-sminuendo è semplicemente un modo per farti capire che di me ti puoi fidare, puoi leggermi e ti dirò la verità, spero…

Devi sapere, ma già lo sai, perché non sono il primo che lo dice, che migliaia di scritti che girano sul web sono fake news bastarde. Il problema non è tanto la schifezza della falsa notizia in se, ma il fatto eclatante che le persone ci cascano e troppo spesso fanno brutte figure quando parlano con gli altri dicendo BUFALE. In realtà si può scongiurare il pericolo però non è per niente semplice, anzi per alcuni impossibile.

Di solito siamo rapidi nel cliccare un link non appena ci compare su facebook o twitter e che magari è intitolato con una tragedia o sventura capitata ad un personaggio famoso o cose simili. Quando apriamo: leggiamo, scorriamo, osserviamo immagini serie pubblicate e magari ci prendiamo anche qualche virus informatico finendo poi per convincerci che tutto quello che abbiamo letto è pura verità.

Prima o poi finiamo tutti per leggere ANSA o Repubblica che ci frenano e ci danno un bel ceffone siccome smentiscono tutto ciò che crediamo vero e tutte le baggianate che raccontano certi stupidi su certi blog.

Quindi dicevamo che riconoscerli non è semplice e perciò vediamo se riesco a darti delle dritte che come ho già detto te le avranno date anche altri, più preparati e più bravi di me.

Prima di tutto fai attenzione che non si tratti di siti che si spacciano per grandi testate giornalistiche, spesso cambiano una lettera al nome del giornale e la somiglianza ci tradisce.

Seconda cosa fai attenzione alle immagini: spesso scrivono che è l’immagine dell’accaduto in questione mentre è raffigurato un accaduto avvenuto chissà quando e chissà dove.

Per terza cosa devi sapere che approfondire le ricerche non è mai cosa cattiva. Quindi dopo aver letto dalla prima fonte cercane una seconda e poi una quinta, senza esagerare perché rischi l’emicrania.

Ultima cosa, la quarta dell’elenco, più importante di tutto è non condividere la notizia finché non hai la certezza che tutto ciò che scritto è la verità riportata per filo e per segno.

Adesso ti chiedo: sei sicuro di volermi credere sulla parola? Se hai il coraggio di prendere seriamente i miei consigli ne sono davvero lieto, perciò spero che la prossima volta prenderai con le pinzette da chirurgo ogni frammento di notizia girovagante nel web.

DiAlessandro Fedele

Oggi a 157 anni dall’Unità d’Italia. Cosa facevano i giornali e chi erano?

Il 17 marzo 1861 nacque a Torino il Regno d’Italia. Sono trascorsi 157 anni da quel lontano 17 marzo e oggi siamo qui a parlare di Repubblica Democratica Italiana. Nel periodo in cui avvenne l’unificazione nazionale (1859-1870) l’Italia era un paese essenzialmente agricolo, con una disparità tra l’agricoltura della Pianura Padana e quella delle altre Regioni ma l’industria per l’epoca era ancora debole ed esistente solo in Lombardia e Piemonte. Le differenze sociali invece erano abissali e nelle classi povere si diffuse il malcontento generale. Progressivamente andò diminuendo l’analfabetismo anche grazie alla diffusione del giornalismo. Quindi come si diffusero i giornali?

In tutta l’Italia vennero diffusi principi liberali sanciti dallo Statuto Albertino e dall’Editto sulla stampa, che permise alle lotte politiche di alimentarsi e servì quindi alla creazione di nuovi giornali gestiti da fazioni politiche. Solo quattro quotidiani prevalsero su tutta Milano: “La Gazzetta di Milano”, “La Lombardia”, “Il Pungolo” e “La Perseveranza”. “Il Pungolo” di propietà Leone Fortis è quello che ottenne maggior successo tra i lettori: ne ingrandì il formato e ne arricchì i contenuti riuscendo a rendere il foglio di giornale assai popolare così per dieci anni il venditore fu chiamato il  “pungolista”. “La Gazzetta di Milano” di Sonzogno, riscosse successo grazie ad alcune vicende documentate sugli imbrogli legati alla costruzione di piazza Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele II, vicenda che all’epoca provocò lo sfascio dell’amministrazione cittadina.

Anche a Torino la scena dei giornali si riscaldò fino a peggiorare e quindi a subire un’involuzione anche a causa del trasferimento della capitale a Firenze. Una scelta, quella di Firenze come sede del Governo e del Parlamento, che spalancò le porte al quotidiano “La Nazione” diretto da Bettino Ricasoli. In totale furono undici i quotidiani politici che vennero pubblicati a Firenze in quel periodo. A Napoli, invece, nacque “Il Roma” (effettivamente un nome fantasioso visti i 232Km di distanza) mentre a Palermo Il quotidiano con il quale la famiglia Ardizzone iniziò la sua storia editoriale, che ancora oggi ne è proprietaria, è “Il Giornale di Sicilia”, ma per questo si aspettò a dopo l’arrivo delle camice rosse nel 1860. A Roma continuò in ogni casò la sua diffusione de “L’Osservatore Romano”, ancora oggi voce ufficiale della Santa Sede Vaticana.

Fuori dall’Italia, a 1.421km da Roma, il giornale che ottenne il primato in assoluto fu “Petit Journal” del quale, come altri elencati sopra, possiamo parlare soltanto al passato siccome è stato un quotidiano francese, repubblicano e conservatore, fondato dal giornalista Moïse Polydore Millaud, che durò dal 1863 al 1944. Fino alla prima guerra mondiale, fu uno tra i più importanti quotidiani francesi, con “Le Petit Parisien”, “Le Matin” e “Le Journal”.