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ByAlessandro Fedele

OMOSESSUALITÀ NON MALARIA! Eterosessuale solo al fine di riprodursi

Dovremmo domandarci: che ci frega della sessualità altrui? e invece, puntualmente, stiamo lì ad interessarci di problemi che non sono i nostri e che soprattutto non dovrebbero per niente essere motivo di discussioni parlamentari o decisioni burocratiche.

Che cos’è l’omofobia?

La parola ‘omofobia’ è spesso ricorrente in citazioni, lotte politiche, proteste e quant’altro. Il significato di una parola come questa è al quanto scottante, perché indica paura per l’omosessualità, portando, quasi sempre, ad una avversione contro gli omosessuali e all’odio patologico per l’omosessualità. Scotta perché è un gesto basato su pregiudizi irrazionali.

Sono praticamente all’ordine del giorno le ostilità e le discriminazioni nei confronti degli omosessuali, e a noi sono ormai ben noti questi accaduti. Come sempre basta un piccolo pizzico di esasperazione delle cose per arrivare addirittura a compiere atti ostili verbali e fisici, nei confronti dei cosiddetti ‘diversi’. A proposito di notizie riguardanti atti ostili che accadono all’ordine del giorno, un giornale di rinomata fama nazionale,FanPage.it, si è interessato, in modo particolare, al fenomeno, svolgendo esperimenti socili ed interviste, risultate poi molto producenti per approfondire così tanto odio che qualcuno può nutrire.

Come i servizi di stampa anche importanti scienziati hanno portato la loro attenzione sul fenomeno e infatti possiamo fare l”esempio di Weinberg che nel 1972 ha etichettato questi atteggiamenti e comportamenti nei confronti degliomosessuali definendola appunto “omofobia”, ovvero la paura di essere in stretto contatto con omosessuali, che siano uomini e donne. Questo irrazionale odio, però, può provenire solo e unicamente da individui eterosessuali nei confronti di omosessuali.

Altri ricercatori, convinti che il significato di “omofobia” fosse variato nel tempo a causa dei signifati che può assumere nelle diverse lingue, hanno introdotto una nuova classificazione: “l’omonegativismo” che rigurada il giudizio sull’omosessualità e la sua moralità. L’omofobia, d’altra parte, quando è compiuta, non presenta una componente cognitiva consapevole di questa discriminazione. Essa però non deve diventare una giustificazione per certi comportmanti che, per quanto legati a emozioni di paura, ansia, rabbia, disagio e avversione, possono sempre essere controllati dalla ragione e dal buon senso.

Bisognerebbe perciò capire cosa si cela dietro il profondo rancore, indagando sulla risposta sessuale che possono avere uomini eterossessuali interagendo con stimoli omosessuali.

Nel 1996 fu effettuato un brillante esperimento che coinvolse partecipanti prevalentemente uomini, suddivisi in due gruppi: gli omofobi e i non-omofobi. Ad ogni gruppo fu sottoposto un questionario utile per indagare sull’atteggiamento avverso.
I partecipanti furono poi sottoposti a stimoli visivi che esplicitavano l’eterosessualità e l’omosessualità. Durante questa fase dell’esperimento venivano misurate le attivià ormonali dell’ipofisi, consegienza di eccitazione sessuale in risposta agli stimoli. Solo negli uomini “omofobi” si riscontrò maggior interesse per le sollecitazioni omossessuali.

Con questi risultati si giunse ad una cosiderazione, che l’omossessualità sarebbe il prodotto di un’omossessualità repressa o lenta, che l’individuo può negare a se stesso o di cui non è consapevole in certi casi.
Per quanto Freud affermasse che l’omofobo è un omosessuale represso, possiamo affermare di essere ancora molto lontani da una conclusione scientifica sull’argomento.
Dunque, rimane ancora da chiedersi quale sia la ragione della discriminazione.
È elementare ipotizzare che alla base di questa discriminazione vi sia fondamentalmente un’ignoranza dei meccanismi alla base del processo di differenziazione sessuale, ma ovviamente adottare questa come spiegazione ci indice ad intendere che l’individuo sia a digiuno di una conoscenza di questi fondamenti e che abbia in sé la credenza irrazionale che l’omosessualità possa essere trasmessa come la malaria.
La domanda che ci dovremmo porre è se l’omossesualità e l’eterossessualità facciano parte già della nostra natura o se siano semplicemente frutto di esigenze sessuali che vanno al di là delle funzioni biologche degli organismi in grado di riprodursi.
Dal punto di vista della letteratura e della poesia, l’amore omosessuale non è altro che il “vero amore”. Ebbene si. Fin da piccoli infatti siamo abituati a recepire che l’amore passionale e quindi sentimentale può avvenire esclusivamente tra organismi di differente sesso. Saffo, invece, riteneva che il vero amore fosse solo quello omosessuale e che l’amore tra sessi opposti avveniva al solo fine riproduttivo. Chiaramente i gusti non sono discutibili e perciò, in un secolo che dovrebbe essere lontano da pregiudizi e disuguaglianze, dovremmo impegnarci a ridurre a zero polemiche sterili riguardanti le relazioni legalizzate o non di coppie omosessuali. Le scelte di vita, d’altronde, non devono essere in alcun modo discusse ne tanto meno giudicate, ciò quindi dovrebbe essere maggiormente sentito in Stati democratici, anche se il progetto prevede un’accettazione del fenomeno a livello globale.